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Lunedì, 18 Giugno 2018 11:56

La mia Pistoia Abetone gioie e dolori

di Gina Nesti

Puoi gioire solo quando vedi le punte delle piramidi, in piazza dell’Abetone.

Solo a quel punto hai la certezza di aver vinto la “tua” sfida più bella del mondo, quella Pistoia-Abetone che ti accompagna ogni notte nel sonno, con i suoi tornanti, i suoi panorami mozzafiato, la sua foresta incantata, le compagne e i compagni di viaggio. La prepari e la sogni, ti riempie il quotidiano, ti prende la mente. Per mesi vivi per essa. La Pistoia-Abetone l’ho vissuta in molti modi e tutti mi hanno emozionata: come giornalista del Tirreno, come addetta stampa della gara, come fotografa e non ultimo come concorrente. L’ultima volta l’ho corsa nel 2009.

Da poco era morto mio padre. La corsa transita da via Dalmazia proprio davanti a casa mia. Quel giorno alla finestra, a vedermi passare, c’era solo mia madre, la finestra accanto era vuota, fino all’anno prima c’era mio padre: non aveva mai mancato un appuntamento. D’istinto alzai la testa, lui non c’era. Piansi. Lui non ci sarebbe stato né quell’anno né nelle corse successive. Mai più. Corsi la gara del 2009 con il cuore strappato dal dolore, con lui nel cuore. Mi fermai a San Marcello.

Ma se quella fu l’edizione segnata dalla tristezza, quella del 2004 mi regala ancora ricordi bellissimi. Scrivevo di podismo sul Tirreno e quell’anno venni incaricata di raccontare l’evento nella sua globalità, non solo la gara, di raccontare il clima che si respirava, le emozioni della vigilia. Fu una edizione particolarmente bella, svolta in un clima che negli anni si è un po’ perso. A cominciare dall’Expo, una sorta di cittadella che riusciva a tenere insieme il tutto e che era un po’ la sintesi del mondo del podismo. Per non parlare dei concorrenti, i più forti del tempo: vinsero Giorgio Calcaterra e Monica Casiraghi. Quell’anno fu anche battuto il record di partecipanti. Il centro espositivo apre il sabato mattina, si respira fin da subito l'aria frizzante dell'attesa. Gli stand mettono in bella evidenza tutto il materiale utilie alla disciplina: l'abbigliamento tecnico, gli integratori di ogni genere, i macchinari tecnici come i tapis roulant. Ma accanto ai prodotti specifici, ci sono quelli del territorio come i dolci tipici pistoiese. Un mixer di colori e odori indefinibile, ma unico. Quell'anno viene previsto anche l'annulla filatelico per ricordare la manifestazione, allestito direttamente dalle Poste italiane. All'interno del palazzo comunale, c'è l'area riservata agli atleti per il ritiro dei pettorali e dei pacchi gara. L'occasione per farsi qualche foto accanto all'abete, simbolo della gara, oppure davanti al bellissimo palazzo comunale.

Qui il clima è già quello del pre-gara, qui comincia quella sorta di immersione totale che prende per mano il podista e lo porta alla partenza, il giorno successivo. Tanto colore tanta musica, una Pistoia-Abetone rinnovata che riesce a coinvolgere meglio sia i partecipanti che la città. La vigilia è una giornata impegnativa anche per gli organizzatori della società Silvano Fedi: Guido Amerini, con Silvano Calistri, Massimo Carradori, Luca Venturi, Cristiano Rabuzzi, Enzo Alderighi; in prima linea il presidente, l’avvocato Franco Ballati. La tensione è tangibile, per loro è un esame al quale si presentano dopo un anno di lavoro intenso. La prova è delicatissima, c'è di mezzo non solo la credibilità di una società, ma l'immagine di una intera città, perché ormai la Pistoia-Abetone, è diventata patrimonio di Pistoia e della sua provincia. Per gli organizzatori è una giornata particolare, sempre a disposizioni per soddisfare le esigenze degli atleti, persone provenienti da tutta Europa e da alcune parti del mondo. Sempre di corsa da una parte all'altra della piazza, dentro il palazzo. Caldo e stress. E tensione. Il sole batte a picco sulla piazza, ma nessuno si preoccupa della colonnina del termometro. Le ore passano e si entra sempre più nel clima-gara. Favorito anche dallo spazio riservato alla presentazione degli atleti. E' compito dello speaker ufficiale. “Benvenuta a Monica Casiraghi campionessa mondiale ed europea di 100 km”. L'atleta bergamasca è arrivata insieme a Mario Ardemagni, neo campione europeo dell’identica distanza. E poi Laraichi, il marocchino che i pronostici indicano candidato a battere il record della gara. E ancora, Stefano Sartori, Mario Fattori, Giorgio Calcaterra e l’atleta di casa, Romina Sedoni azzurra di corsa in montagna. La piazza si riempie di gente. E' iniziato il “Luglio pistoiese”, con un ricco programma di spettacoli. Dopo pochi giorni sarebbe iniziato il Pistoia blues con un monumento della musica: Carlos Santana. Nella piazza il palco è montato da alcuni giorni, sono in corso le prove della Carmen di Bizet. Perché Pistoia vanta una tradizione lirica antica e consolidata nel tempo. Sono previsti anche momenti di dibattito e di confronto sui temi legati al podismo. Tra poco, nella Sala maggiore, comincerà un convegno organizzato dal Fulvio Massini. La sala è piena. Tutti attenti per ore, il tema è stimolante: “L'educazione attraverso lo sport, il ruolo dell’ultra maratona”. Parlano i tecnici, ma anche molti atleti presenti. E’ quasi sera. Per finire la giornata del sabato, viene offerto il mitico pasta-party, quest’anno ospitato in piazza del Duomo. E' un momento molto importante per gli atleti, le loro famiglie, gli organizzatori. Si approfondiscono conoscenze appena nate in altre competizioni, si consolidano amicizie, ci si scambiano idee ed esperienze. E' la magia della Pistoia-Abetone, una intera comunità che si ritrova sotto le stelle. Mentre scendono le prime ombre della sera, si accendono le luci che mettono in risalto le bellezze severe che si affacciano in piazza del Duomo. Tra una forchettata e l’altra si scherza e si parla della gara del giorno dopo. La mattina per organizzatori e atleti inizia prestissimo. Alle 7 la bellissima piazza del Duomo di Pistoia brulica di atleti che vanno avanti e indietro, fanno riscaldamento, parlano fra di loro. Sono circa 1400, il record della gara. Sono tantissimi per una gara particolare, perché la Pistoia-Abetone, è unica nel suo genere: bella e intrigante all'inizio, diventa affascinante via via che i chilometri si srolotano davanti ai podisti come un nastro magico. Affascinante, ma micidiale. Hanno lavorato bene gli organizzatori.

Tutto sembra funzionare al meglio. Un atleta pistoiese che ha partecipato a tutte le edizioni della corsa, e si appresta a prendere il via spiega che la “Pistoia-Abetone è come le ciliege: una tira l’altra. Se la provi una volta non ne puoi più fare a meno”. E' vero, perché questa gara regala emozioni così forti che ti entrano nel sangue e nella testa. E nel cuore, sempre. Da un angolo della piazza si può osservare tutto. C'è un intero mondo: sport, arte, cultura e storia, una miscela che rende la Pistoia-Abetone ancora più affascinante. Pistoia ha uno dei più antichi centri storici d’Italia (nel 1100 proprio qui fu approvato il primo Statuto comunale d’Italia). Sono molti gli atleti che aspettano il via con il naso all’insù, ammirando le bellezze da cui sono circondati: il campanile, il palazzo del Comune, il battistero, la cattedrale. Spesso l'attrazione è fatale e molti atleti, con le loro famiglie, sono tornati per dedicare più tempo alla città. Non si può fare a meno di essere catturati da tanta maestosa bellezza: in questa piazza c'è la storia millenaria della città e della sua gente. Sono le 7,30. Vedere quella massa di persone al di là delle transenne che attendono il segnale dello starter rinnova l'emozione. La piazza è viva, vive delle urla, degli applausi, degli incitamenti.

E’ un emozione forte quella che blocca la gola degli organizzatori, l'emozione è fortissima: ancora pochi minuti e poi lo sparo che ripaga di un anno di fatiche e di impegno. Ci sono i fotografi e i giornalisti dei quotidiani locali, delle riviste di settore, anche per loro un'ora insolita, ma il racconto della Pistoia-Abetone, potrebbe trasformarsi in qualcosa di epico, e allora è bene essere lì, sul posto per viverlo in prima persona. Non mancano le tv, pronte ad immortalare l’emozionante momento. Lo sparo, è il via. Un susseguirsi di gambe e braccia, colori, odori ti passano davanti muovendo l’aria e agitano un vortice di emozioni; gli atleti sono felici, l'appuntamento per molti atteso un anno intero è partito e loro sono lì, protagonisti dal primo all'ultimo perché nel mondo delle corse il primo e l'ultimo arrivato, sul piano emozionale si equivalgono.

Il serpentone degli atleti sfila per le strade cittadine, si allunga, il brusio scema come il calpestio delle scarpe sul selciato. Si lascia la città che torna al suo naturale silenzio mattutino domenicale. E mentre il cordone degli atleti si allunga, si smaglia è più facile notare le differenze tra i vari atleti in corsa. Quelli che puntano alla vittoria, al tempo, sono concentrati, “tirati”, con il pensiero solo alla corsa, con la strategia ben disegnata nella testa, ma pronti a cambiarla in ogni momento, se la testa e le gambe reagiscono. Poi ci sono quelli “... che basta partecipare”.

Sono la maggioranza, il cosiddetto “gruppone”, sono loro che danno sostanza e anima alla corsa. Loro scherzano, fanno battute, salutano chi applaude lungo il percorso. Loro corrono per puro divertimento. Si sale, la corsa diventa dura. La testa è già stata presa dal gruppetto dei potenziali vincitori, i favoriti dal pronostico della vigilia. Salita dopo salita, curva dopo curva si arriva a Le Piastre, il primo traguardo. Si sono corsi 16 chilometri. Ad accogliere i podisti, c'è Tiziano Spampani, indimenticabile speaker delle Piastre, nonché uno dei veterani della gara. Molti si fermano, hanno vinto la loro sfida. Per chi continua c’è un po’ di tregua, una leggera discesa sembra farti riprendere fiato dopo 9 chilometri di dura salita. Ma non è finita. Si arriva a San Marcello, il secondo traguardo della gara, dopo 32 chilometri. Il tracciato tra Le Piastre e San Marcello, ha consentito di ricaricare le batterie, ma il sole e il caldo ha in parte svuotato le energie di molti.

Alcuni si fermano: quello era il loro obbiettivo, quello hanno raggiunto. Avranno una bella storia da raccontare, come quelli che si sono fermati al primo traguardo. E una medaglia in bacheca da ammirare e mostrare agli amici. Per chi ha scelto Abetone, il viaggio è ancora lungo. Lasci San Marcello e affronti una discesa che ti dà respiro ma spezza pericolosamente il ritmo. Alla Lima inizia l'ascensione. Costante e terribile. Il tracciato ti chiede altra fatica, vuole prenderti anche le ultime energie, si va avanti con la forza mentale e dei nervi. L'adrenalina è il tuo carburante, quando finisci quello non ti resta che camminare. Non ne hai più. Sudore e fatica si sommano, l'intreccio è micidiale, ti arriva alla testa. Hai la tentazione di fermarti, ti vengono mille dubbi, senti che arrivano i crampi che ti mordono i muscoli, ma l’adrenalina riesce a farti andare avanti. Davanti ai pochi spettatori dell'ultimo tratto, scorrono volti stravolti dalla fatica, maschere di sofferenza. Ma si legge anche la determinazione: “E' dura, durissima, ma ce la devo fare, devo mettere le gambe a questo sogno”. Perché arrivare al traguardo delle Piramidi è un sogno che ti rimarrà dentro tutta la vita. Allora la testa ti fa mettere nelle gambe tutto ciò che ti rimane e pensi alla gioia delle tue braccia alzate. E il velo della fatica se ne va. Sbuchi dall'ultima curva, quella del distributore di benzina, e vedi quel nastro tricolore che ti aspetta, ascolti gli applausi e le grida di incitamento della gente. Senti il tuo nome dal microfono dello speaker. Ce l'ho fatta, ho vinto. Tutti hanno vinto su quel traguardo, come su quello delle Piastre e San Marcello, perché hanno vinto la sfida più importante, quella con se stessi. Cala il sipario, ma la testa è già alla prossima edizione.

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