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Martedì, 25 Settembre 2018 10:07

Sandro Cois, una vita da mediano

Sandro Cois, una vita da mediano Gina Nesti

di Leonardo Cecconi

E' stato uno dei mediani più forti nel calcio italiano degli anni novanta.

Non fosse stato per i tanti infortuni che lo hanno costretto a ritirarsi dal calcio giocato a soli 31 anni, Sandro Cois avrebbe potuto aggiungere sicuramente altri trofei alla sua bacheca. 175 partite giocate con la maglia della Fiorentina, con la quale ha vinto due Coppa Italia, con Ranieri e Malesani in panchina ed una Supercoppa Italiana, oltre ad una Coppa Italia vinta con la maglia del Torino. Senza dimenticare due campionati primavera ed una finale di Coppa Uefa sempre in maglia granata e la convocazione ai mondali del 1998 con la casacca azzurra. Ha giocato a fianco di campioni come Batistuta, Toldo e Rui Costa, vivendo un momento magico della squadra viola. Da quattro anni ha iniziato, quasi per gioco, allenando gli esordienti del Margine Coperta, dove milita il biondissimo figlio, ma la carriera di allenatore potrebbe essere la sua nuova scelta di vita.

 

Sandro, sei riuscito a vincere una Coppa Italia con il Torino, oltre ad una finale in Coppa Uefa e due Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana con la Fiorentina. Squadre nelle quali non è assolutamente scontato vincere e proprio per questo motivo i successi assumono valore doppio.

“Assolutamente si. Hai dimenticato che ho vinto un campionato europeo, anche se non ho partecipato alla finale a causa di una operazione al ginocchio. Vincere la Coppa Italia a Torino è stato incredibile, perchè erano tantissimi anni che la squadra granata non vinceva nulla ed andammo vicino anche a vincere la Coppa Uefa. Ho tanti bei ricordi del Torino, ma è ovvio che ho giocato più anni a Firenze e sono legato particolarmente a quella maglia”.

 

In maglia viola forse i successi ed i momenti più belli della tua carriera.

“Fortunatamente ho tanti ricordi di Firenze, legati alle vittorie come le due Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. Ho anche grandissimi ricordi della Champions League dove facemmo molto bene, senza dimenticare affetti, amici e tanti tifosi. Un momento particolare è stato quello della secondo vittoria in Coppa Italia quando tornammo da Bergamo e lo stadio era tutto pieno; questo è un ricordo che mi porterò sempre dietro”.

 

Sei stato testimone della prima gara di Ronaldo in Italia, quando avete affrontato il Barcellona a Firenze nel ritorno dei quarti di Coppa delle Coppe. Oggi in Italia arriva un altro Ronaldo: può essere un beneficio per tutto il calcio italiano oppure la reputi solamente un'ottima operazione commerciale?

“Chiaro che la Juventus ha fatto una grande operazione commerciale, ma ha portato secondo me il giocatore più forte attualmente in circolazione. Questa è una cosa positiva per tutto il campionato italiano, perchè trascina gente allo stadio in qualsiasi posto, dato che la curiosità di vederlo dal vivo è tanta. E' stata una cosa importante come lo era nel periodo di Ronaldo il fenomeno, anche se all'epoca in Italia c'erano veramente tanti campioni. Speriamo che questo Ronaldo porti altri giocatori importanti, non dico come lui, ma comunque tanti campioni”.

 

Il brano di Ligabue -Una vita da mediano- è ispirato da Lele Oriali, ma personalmente se penso ad un mediano del calcio italiano, immagino immediatamente Sandro Cois. Oggi il ruolo del mediano esiste ancora?

“Ti ringrazio perchè è un onore essere paragonato ad un campione del mondo come Oriali. Oggi ci sono meno registi e quindi i mediani esistono, anche se tanti sono adattati a fare i registi. Il calcio di oggi, rispetto ai miei tempi, non è cambiato tantissimo ed è forse leggermente più veloce, ma giocatori che sanno fare i mediani e registi ce ne sono diversi”.

 

Hai vissuto momenti particolarmente felici della storia recente della Fiorentina, soprattutto con Alberto Malesani. E' un allenatore che forse ha pagato il fatto di essere troppa aziendalista, o spesso è solo questione di fortuna?

“La fortuna fa parte della carriera di un giocatore e di un allenatore. Con Malesani ho avuto un grande legame perchè è stato l'anno più importante, non ho avuto infortuni, ho fatto tutte le presenze e grazie a quel campionato sono riuscito ad arrivare al mondiale. Malesani aveva un carattere particolare ed ha pagato il fatto di non essere stato capace di legare con la società e quindi forse è il contrario, doveva essere più aziendalista in quel momento”.

 

E cosa pensi della nuova Fiorentina di Pioli, cosi giovane e spregiudicata?

“Ha iniziato alla grande, ma è presto perchè abbiamo giocato poche partite. Ho detto abbiamo perchè mi sento ancora tifoso; è una squadra di giovani, corta, aggressiva, con entusiasmo e che sarà difficile da battere. Può dare fastidio a molte”.

 

Hai iniziato la tua carriera di allenatore con ragazzi molto giovani. Hai intenzione di proseguire in questa carriera oppure è solo una passione sportiva?

“Ho iniziato per gioco quattro anni fa, perchè nel Margine gioca mio figlio. Però la cosa ha iniziato a piacermi e quindi la mia intenzione è quella di continuare a fare l'allenatore”.

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