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Mercoledì, 14 Marzo 2018 09:48

Massimiliano Banci, un campione del tennis. "La mia nuova vita in carrozzina"

di Leonardo Cecconi

Una sera di agosto, l'asfalto bagnato ed una macchina troppo potente.

Era il 2005 quando un bruttissimo incidente d'auto ha cambiato per sempre la vita di Massimiliano Banci, consulente del lavoro di Pistoia. “La Bmw Z4 era una macchina difficile da guidare e già due volte mi aveva perso aderenza; quella sera di agosto pioveva, l'asfalto era scivoloso e sulla variante di Masotti sono uscito di strada. Mi dicono di essere stato vigile subito dopo l'incidente, ma io ricordo solo l'arrivo dell'ambulanza e di essermi risvegliato a Careggi, prima di entrare in sala operatoria. Ho subito una lesione midollare, ma in quei momenti mi sono sentito un sopravvissuto e forse, per questo motivo, sono riuscito a superare con maggiore forza e convinzione quella situazione drammatica”.

 

 

A trentatre anni Massimiliano ha perso l'uso delle gambe, ma non ha certo perso coraggio e determinazione, tanto da diventare uno dei migliori tennisti in carrozzina del nostro paese. “Il tennis è uno sport che mi è sempre piaciuto, anche se prima dell'incidente praticavo arti marziali e lo giocavo solo in maniera sporadica. Poi, devo essere sincero, nel momento del mio ricovero ho provato a giocarlo, ma inizialmente non ne ero entusiasta. La passione mi è venuta successivamente, spinto anche dagli ambienti elitari dei tennis club, dalla bellezza dei circoli e dal fascino che questo sport ti regala. In questo momento sono al numero 4 della classifica italiana e numero 70 del ranking internazionale; nella classifica di doppio però sono al numero 50 a livello mondiale e forse è la disciplina dove rendo meglio. Ormai pratico tennis in carrozzina da circa undici anni e devo ammettere che qualche soddisfazione me la sono tolta, vincendo anche qualche torneo importante”.

Ed è di due settimane fa la vittoria in singolare ed in doppio per la qualificazione ai Master. “La FIT (Federazione Italiana Tennis) da quest'anno ha deciso di organizzare un circuito nazionale per partecipare al master di fine anno, la competizione tra i migliori otto tennisti italiani; è una classifica separata rispetto a quella che consente la partecipazione ai campionati italiani. La prima tappa a Pinerolo è andata benissimo, avendo vinto il singolare ed il doppio assieme a Manuel Zorzetto, un tennista di Jesolo. I guadagni non sono certo quelli dei tennisti in piedi, ma vincendo alcuni tornei si riesce a guadagnare anche bene; ovvio che se rientri nel giro della nazionale, la federazione ti rimborsa qualcosa, mentre il resto è tutto a proprie spese. Lavorando come consulente del lavoro riesco ad allenarmi tre volte la settimana all'ora di pranzo, ma nel giro della nazionale sono l'unico che lavora. Nel momento clou della stagione, da marzo a settembre, almeno un paio di tornei al mese devi riuscire a farli per mantenere le classifiche”.

 

Gli impegni di lavoro non gli consentono di realizzare il sogno di partecipare alle Olimpiadi, ma nonostante questo Massimiliano è riuscito ad ottenere grandi risultati e notevoli soddisfazioni a livello personale. “Il grande sforzo è conciliare il lavoro con uno sport che è quasi professionale. Qualificarsi alle Olimpiadi è dura e dovresti prenderti due anni, concentrandoti solamente su quello. La mia vittoria più bella è stata probabilmente il titolo di doppio nel 2016 ai campionati italiani assieme ad Antonio Cippo, un tennista abruzzese. La più grossa soddisfazione invece è stata la possibilità di partecipare al master doppio internazionale in California, sempre con un tennista italiano di origine rumena, Silviu Culea, attualmente numero uno italiano. Il numero 4 al mondo ha 47 anni, quindi è uno sport abbastanza longevo; non voglio darmi obiettivi precisi, ma finchè avrò forza e voglia di allenarmi continuerò a giocare. In una partita lo scambio medio dura circa 3-4 palleggi quindi non conta troppo il fiato, quanto la tecnica, la forza muscolare e l'aspetto mentale. Giovedi andrò a Cuneo per partecipare ad un torneo internazionale, mentre la settimana prossima sarò in Repubblica Ceca per gare di singolo e doppio”.

 

Come purtroppo accade sempre più spesso negli ultimi anni, il nostro paese è ancora molto arretrato in tantissimi settori, non per ultimo quello della disabilità. “I bambini disabili in Italia hanno il grosso problema dell'integrazione. I genitori tendono a tenerli sotto una campana di vetro, mentre dovrebbe essere esattamente il contrario. Come federazione ci stiamo lavorando tantissimo per far capire ai genitori che devono essere loro a dare un input ai loro figli. Basti pensare che all'estero gli sportivi in carrozzina sono quasi sempre persone che hanno questa disabilità dalla nascita, con le federazioni sportive che aiutano ad integrare i bambini e “coltivano” le loro passioni sportive. In Italia invece la maggior parte sono come me ed iniziano a fare sport dopo un incidente. Il momento più difficile è stato ripresentarmi agli altri in carrozzina, riuscire a porsi in maniera naturale a vicenda; ho avuto la fortuna di avere amici che mi sono sempre stati vicino, sostenendomi e stimolandomi ad uscire e fare la vita di sempre. Le barriere architettoniche poi non sono un grandissimo problema, anche se a Pistoia è difficile trovare un bagno accessibile nel centro storico”.

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