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Lunedì, 13 Maggio 2019 08:56

Ritorno "a casa" per Davide Moretti. Premiato presso la GTG il giovane cestista

Davide Moretti, tra Galanda e Tesi Davide Moretti, tra Galanda e Tesi Leonardo Cecconi

di Leonardo Cecconi

PISTOIA – Welcome Back. Con queste parole è stato accolto Davide Moretti presso la sede della Giorgio Tesi Group, per un omaggio ad un ragazzo che nasce con i successi al Pistoia Basket Academy, prosegue la sua carriera fino alla serie A ed approda alla Finale NCAA.

E' stato un bel tributo quello che l'azienda vivaistica pistoiese ha voluto testimoniare al “campioncino”, primo italiano a disputare una finale Ncaa, una delle manifestazioni sportive più seguite a livello mondiale. “Siamo qua per parlare con una persona speciale -le prime parole di Giacomo Galanda- un ragazzo alla mano, cresciuto in questo ambiente e che crea un senso di appartenenza. Il legame con la famiglia Tesi è qualcosa di particolare e Fabrizio ha deciso di organizzare questo evento nella sede della sua azienda, cercando di dare un taglio familiare a questa giornata. Davide ci ha fatto sognare e dimostra quanto l'impegno della Giorgio Tesi Junior sia stato importante per il basket pistoiese. E' un segnale forte che se investiamo nel settore giovanile, possiamo crescere a livello mondiale con i nostri ragazzi. Un po' invidio il rapporto che si è creato tra Davide e Paolo, un bel modello familiare, con dinamiche positive”.

 

Dopo gli onori di casa fatti da Fabrizio Tesi “Essere qui con Davide è un grande piacere ed abbiamo colto al volto questa opportunità; ormai è un personaggio importante in Italia ed i risultati ottenuti parlano per lui” è stata la volta di Moretti, che ha raccontato la sua giornata al campus ed ha parlato dei successi ottenuti in campo e nella vita accademica. Infatti, non solo la finale Ncaa, ma anche il premio come miglior studente, tra tutti i giocatori del campionato universitario. “Non ti scordare mai da dove vieni è una frase che in America usano molto e le mie radici accademiche e sportive sono a Pistoia; non tornavo da da sei anni ed essere qui è una grande emozione. Quando avevo sedici anni lavoravo in palestra prima di andare a scuola e, quando ci ripenso, rivedo quello che adesso sto vivendo. Nemmeno i miei familiari si aspettavano del premio accademico ed anche per me è stata una cosa bellissima; ogni figlio vorrebbe rendere orgoglioso i propri genitori e credo di esserci riuscito sia per la parte accademica che sportiva”.

 

Nel college viviamo insieme, abitiamo negli stessi appartamenti quindi è qualcosa che aiuta per fare gruppo ed è stata la nostra forza più grande di questa stagione. In America ognuno riesce a distinguere il proprio ruolo ed anche chi è in panchina sostiene tantissimo i compagni in campo e, di conseguenza, chi gioca non ha paura a prendersi responsabilità importanti. A giugno torniamo a lavorare per concentrarci sull'obiettivo che è sempre il solito, conquistare la finale. Il primo periodo è stato difficile perchè mi mancava casa e rivedere le vecchie foto non faceva che alimentare malinconia, ma le esperienze fatte in Italia come giocatore mi sono servite molto e mi ha aiutato anche il fatto di aver fatto linguistico a Pistoia. In America mi ha sorpreso l'amore incondizionato della gente per lo sport, qualunque esso sia; in Italia, nelle serie giovanili, c'erano pochissime persone oltre alle famiglie dei giocatori, mentre in America avevamo 30.000 persone nell'allenamento precedente la finale. Consiglio ai giovani di fare questa esperienza, perchè gli studi sono al top e l'Ncaa è un campionato fantastico”.

Poi si arriva a parlare di Nazionale e di una giornata tipo al campus. “Sarebbe un onore rappresentare la maglia italiana, ma per ora non ho ricevuto notizie; Sacchetti farà le sue valutazioni, ma credo che indossare la maglia azzurra sia il sogno di ogni giocatore. La mia giornata tipo parte dalle 8 di mattina, con la lezione e pesi, oppure il contrario. Poi allenamenti individuali, pranzo e allenamento alle 14.30. Finito l' allenamento iniziamo il lavoro di tiro ed intorno alle 19 torniamo a casa; gli allenamenti non interferiscono con lo studio, perchè il lavoro è strutturato. Pensando ai giovani americani che vengono in Italia non mi rendevo conto di quanto per loro è difficile approcciarsi. Lingua, cibo, usanze, lontananza dalle famiglie, quindi le difficoltà sono tante, ma devi avere la forza per andar avanti e superare gli ostacoli. Ci ho messo tanto, almeno due mesi per non avere difficoltà con la lingua e vi assicuro che era difficilissimo seguire le lezioni di matematica in inglese! Qualche volta i coach mi chiedevano qualche “consiglio” sulle tattiche italiane, ma ho scelto Texas proprio perchè hanno un allenatore molto europeo, che ha allenato la nazionale svizzera, quindi non solo concentrato su talento e corsa”.

 

Vorrei rimanere in America, nonostante in Italia stia benissimo, ma la mia missione è giocare a basket ed il sogno è giocare nei professionisti. La scorsa annata mi ha dato grande carica e mi sentivo in dovere di dimostrare qualcosa; tutte le ore passate in palestra mi sono servite, perchè non volevo sprecare nessuna giornata e nessun momento. Siamo 40.000 studenti ed all'interno del campus puoi fare tutti gli sport che vuoi; lo stadio del football è dentro la scuola, per capire quanto sia enorme. Per ogni indirizzo ci sono più edifici, basti considerare che da una classe all'altra ci metto 5 minuti in bicicletta, quindi sono spazi enormi. I residence invece sono fuori dal campus e quindi nel momento in cui parcheggi la tua auto, ci sono linee autobus che ti portano all'interno del complesso. Esiste una mensa per gli studenti, mentre gli atleti hanno una mensa propria, con varie catene alimentari”.

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